In occasione della “Festa dell’Europa”, in calendario il 9 maggio, anche quest’anno l’Ente Bergamaschi nel Mondo, che peraltro fin dalla prima edizione, nel 2022, è sempre stato a fianco di questa manifestazione, condividendo questo tema, sarà presente, sabato 9 maggio, alle 21, a Bergamo, nella chiesa dei Santi Bartolomeo e Stefano (Sentierone), al “Concerto per l’Europa”, ideato e organizzato da Proloco Bergamo, con la direzione artistica di Roberto Gualdi, e in collaborazione con il Comune di Bergamo e “in Bergamo”.

La nostra presenza è più che doverosa per il significato particolare che l’Europa rappresenta per gli emigranti e gli ex-emigranti bergamaschi e lombardi in generale. Si vuole sottolineare il valore di questa ricorrenza, che sancisce la pace e l’unità dei Paesi europei, principali aree di destinazione del movimento migratorio bergamasco. Si vuole, in qualche modo, ringraziare l’Europa, Svizzera compresa, che ha dato tante opportunità di reddito ai nostri emigranti. Ma anche per ricordare quanti hanno perso la vita sul posto di lavoro negli Stati europei.
Come tutti sanno, la data del 9 maggio rimanda all’anniversario della storica dichiarazione di Robert Schuman, ministro degli Esteri francese, che il 9 maggio 1950, in un discorso tenuto a Parigi, illustrò la sua idea di cooperazione politica per l’Europa allo scopo di arginare qualsiasi minaccia di guerra tra le nazioni del continente. Un discorso strategico, perché è considerato l’atto fondativo dell’UE, il primo discorso politico ufficiale in cui compare il concetto di Europa intesa come unione economica e politica, garanzia indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche tra gli Stati.
Gli emigranti bergamaschi sono “dentro come protagonisti” nella storia di questa Europa. Non fosse altro che per le fatiche, i sacrifici, le sofferenze che hanno dovuto sopportare nei loro percorsi di emigrazione, tutti intrapresi per cercare opportunità di lavoro più stabili e redditizie, soprattutto dopo il Secondo Dopoguerra, quando la fame e la mancanza di lavoro erano situazioni quotidiane in Italia.

Un esempio del forte contributo dato dagli emigranti nella formazione dell’Europa è dato dall’accordo, firmato il 23 giugno 1946, a Roma, tra il governo italiano e quello belga: “Uomini contro carbone”, per fornire lavoratori italiani alle miniere del Belgio in cambio di migliaia di tonnellate di carbone.
L’accordo, quest’anno ne ricorre l’80° anniversario, prevedeva almeno 50.000 lavoratori: ce ne andarono circa 64.000, per un contratto di lavoro per lavoratori giovani con meno di 35 anni e della durata di 5 anni, con obbligo di farne almeno uno, altrimenti arresto. Era il 1946, un anno dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, quindi un periodo critico, con pochissime opportunità di lavoro in Italia.
Per il reclutamento vennero affissi manifesti rosa un po’ ovunque nei Comuni, esaltando tutti i vantaggi di quello che sembrava una grande opportunità di lavoro: viaggio in ferrovia gratuito, ottimo stipendio garantito pagato ogni 15 giorni; assegni familiari; premio natalità; pensionamento anticipato; alloggio conveniente.
Inizialmente, gli alloggi erano le baracche dei campi di concentramento, usate durante la guerra, e abbandonate. Baracche di legno rivestite di carbone asfaltato; gli arredi erano quelli lasciati nei campi, letti a castello, materassi di paglia, coperte sporche, mensole per armadio. Oppure baracche in lamiera ondulata, costruite vicino alle miniere, ma su terreni abbandonati di materiali di scarico.
Agli italiani che si lamentavano i capi miniera rispondevano: “tu macaroni: stai zitto, che hai perso la guerra”.
Dovette succedere la tragedia di Marcinelle, nella miniera di carbone del Bois du Cazier, in Belgio, l’8 agosto 1956, con la morte di 262 persone, di cui 136 italiani, e fra questi un bergamasco (Assunto Benzoni, di Endine), perchè i politici e i sindacati si accorgessero delle vergognose situazioni di vita dei nostri emigranti; e a rendersi conto dell’emarginazione a loro riservata, prendendo atto della perfida xenofobia nei confronti degli italiani. Da lì, gradualmente, iniziò un ripensamento della politica migratoria.

Ecco, questa ed altre tragedie sul lavoro, che hanno coinvolto italiani emigranti, sono il prezzo che abbiamo dovuto pagare per la formazione dell’Europa.
L’evento in locandina il 9 maggio, che vuole ricordare l’avvio dell’Unione Europea, affermando la pace, la solidarietà e l’unità, per l’EBM significa ribadire il sostegno ai nostri emigranti sparsi in Europa. Per la cronaca, gli italiani in Europa sono 3.449.346 sui 6.412.752 presenti nel mondo (53.79%), mentre i lombardi in Europa sono 406.390 sui 689.990 presenti nel mondo (58.90%).
I nostri emigranti sono un simbolo della dignità del lavoro e del prezzo pagato non solo per la ricostruzione del Dopoguerra, ma in generale per lo sviluppo socioeconomico dell’Italia, con investimenti e tante rimesse nei loro territori, come pure con l’indotto che generano quando ritornano occasionalmente come turisti nei loro paesi, e anche per la crescita socioeconomica della stessa Europa con il grande lavoro svolto.
Ricordo che le 12 stelle che sono sulla bandiera europea, adottata nel 1955 e disegnata dal pittore francese Arsène Heitz, non rappresentano il numero degli Stati membri, ma simboleggiano storicamente il “numero perfetto”, simbolo di armonia, unione, perfezione, completezza.
Il Presidente
Carlo Personeni
fotografie da Eventbrite e Museo della Miniera di Nembro

