ALMENNO SAN BARTOLOMEO, IL “TESORO” DEL LEMINE

Uno spunto di richiamo turistico per tutti i nostri emigranti, al rientro in Italia per qualche giorno di vacanza o per un weekend in famiglia o fra amici. Un’occasione per fare memoria del territorio bergamasco, ricco di di bellezze storiche, culturali, artistiche ed ambientali. Eccoci con questa proposta, che certamente troverà gradimento.

Siamo nella “plaga almennese”, una fra le regioni naturali più importanti della Bergamasca, certamente quella più carica di storia e di riferimenti culturali. Distesa sulle ultime pendici dell’Albenza e del Monte Ubione, alle porte della Valle Imagna e della Val Brembana, l’”almennese”, come qualche naturalista indica questa zona, è un grande polmone verde, avvolto da ambienti agresti e paesaggi ameni, che fanno da cornice alla nuova zona residenziale riscoperta in questi ultimi anni dal polo urbano bergamasco. Un vasto areale naturalistico, che non sta mancando di attirare notevoli flussi turistici (numerose le aziende agrituristiche che si sono aperte negli ultimi anni). Ma anche un vasto comprensorio che da sempre si è caratterizzato per i suoi significati storici. Un tempo, infatti, il territorio era un’unica splendida città, più grande per estensione e numero di abitanti della stessa Bergamo. Era quella “Curtis Lemennis”, di cui si ha una prima notizia scritta in un documento del 755, e che poi si trova menzionata come “Villa Lemennis” in un altro documento del 1025. Era, insomma, la “Corte Regia” dei Longobardi, centro del potere amministrativo e militare, che aveva giurisdizione sui due Almenno (San Salvatore e San Bartolomeo), sulla Valle Imagna, sulla Val San Martino, su Villa d’Almè e Almè.

Ebbene, all’interno di questo comprensorio storico-naturale, ecco il centro abitato di Almenno San Salvatore, che si qualifica nella realtà bergamasca per le sue antiche origini, che si fanno risalire proprio all’antica corte longobarda di “Lemine” (dal ligure “lemos” (olmo) o più propriamente al latino “ad limen”, cioè “al confine”), che grande importanza ebbe nel VII e VIII secolo. 

Tutto, però, nasce in epoca romana, quando la “plaga lemenese”, era un’area fortificata, perchè considerata zona nevralgica nel contesto amministrativo dei Romani. La zona, infatti, era attraversata dalla strada militare della Rezia, una delle principali dell’Italia del Nord, che univa Verona a Brescia, Bergamo e Como, puntando poi verso la Svizzera, e da qui in Europa: una strada dal grande valore strategico, che superava il fiume Brembo proprio attraverso il famoso “Ponte della Rezia” o, come ancora qualcuno nomina, “Ponte della Regina”. Di quel monumento di arte romana, superbo e severo nella sua arte costruttiva, forte un tempo di 8 piloni in pietra alti 24 metri, non restano che due piloni, isolati sulla sponda destra del fiume. 

Dopo il dominio dei Longobardi, Almenno San Bartolomeo dovette subire la presenza dei Franchi. Quindi, nell’Alto Medioevo, la presenza di alcuni “signori di Almenno”, fra cui il conte Attone, signorotto di Lecco che, non avendo discendenti, nominò suo erede Sant’Alessandro, cosicchè i vescovi di Bergamo, nel 975, divennero signori di queste terre.

Nei secoli che seguirono, l’intera plaga almennese, con San Bartolomeo in testa, dovette subire l’aspra sfida fra guelfi e ghibellini. E soltanto con l’arrivo della Repubblica Serenissima di Venezia ritornò la pace su queste terre. 

Per la cronaca, sino al 1601, Almenno San Bartolomeo formò un’unica entità amministrativa con Almenno San Salvatore. Poi, ne venne decretata la separazione e sancita l’autonomia. Da quel momento la sua storia si arricchisce di momenti di forte civicità e di ricca imprenditorialità, che portarono a una presenza artistica e architettonica di grande livello. Tra gli edifici civili e le numerose ville dell’agiata aristocrazia del ‘700 e dell’800, si segnala senz’altro il complesso di Villa Malliani, residenza nobiliare dotata di un corpo principale rivolto a mezzogiorno sullo splendido giardino all’italiana, terrazzato sulla campagna circostante. Dietro l’edificio principale vi è un altro giardino, riconfigurato all’inglese in epoca romantica. Interessante anche una casa del XVI secolo in località Carabàis, nel cui portale resistono pregevoli fregi.

                                   

Gioielli d’arte, in senso religioso, sono anche alcune chiese e chiesette che punteggiano le frazioni collinari di Almenno San Bartolomeo.

Innanzitutto, la chiesa parrocchiale, dedicata all’apostolo San Bartolomeo. Costruita nel 700 su una precedente fondazione, e rimaneggiata nel 1867, la chiesa si caratterizza per il suo stile impero, che presenta qualche residuo accento barocco. Vi si conservano notevoli dipinti, fra cui La Madonna con Bambino, di Bartolomeo Vivarini; una Madonna in trono e Santa Caterina, di Gian Battista Moroni; La Presentazione al tempio, di Francesco Coghetti; L’educazione della Madonna, del Piccio; una Pietà, di Gian Cristoforo Storer.

La ricorrenza di San Bartolomeo cade il 6 agosto, quando si tengono solenni festeggiamenti; ma della chiesa ne è contitolare la Madonna del Carmine, ancor più calorosamente festeggiata, nella sua ricorrenza, dagli abitanti del paese, come pure da quelli dei Comuni vicini.

Altri edifici religiosi di una certa importanza sono la chiesetta di Carosso e quella di San Carlo, in Albano, entrambe del XVIII secolo; la chiesa di Barlino e la chiesa della Longa, entrambe del ‘500; la chiesetta di San Rocco, all’Albenza, costruita nel 1746, su un preesistente oratorio.

A proposito dell’Albenza. Questa frazione, posta sulle pendici del Monte Linzone, è un “balcone” naturale sulla pianura: da qui, si può osservare la catena degli Appennini. La sua notorietà, però, è da far risalire al famoso campo da golf, che si allunga lungo i fianchi della montagna: una realtà riconosciuta a livello internazionale, sui cui “green” giocano da sempre i giocatori più affermati del circuito golfistico mondiale. I campi vennero realizzati nel 1958, ma l’inaugurazione è del 1961, con 9 buche. L’anno dopo si salì a 12 buche e venne costruito il “campo pratica”. Oggi, invece, il campo dell’Albenza, uno dei migliori d’Italia, conta 27 buche e un tracciato di grande levatura tecnica.

Attualmente, Almenno San Bartolomeo è un grosso centro produttivo, che nel corso degli anni ha visto cambiare i propri elementi socio-economici: e, se ancora permangono attive e dinamiche alcune grandi aziende agricole altamente specializzate, la forza lavoro locale trova impiego chi in un vasto comparto artigianale locale, forte di oltre 100 imprese (predominano quelle edili, meccaniche, della lavorazione del ferro e del legno, della serramentistica), chi altrove, per esempio nell’Isola Bergamasca, nella vicina Bergamo, o addirittura nella più lontana Milano. Senza dimenticare quanti sono dovuti emigrare in cerca di lavoro.

Ma Almenno San Bartolomeo, nonostante i cambiamenti imposti dalla nuova verve imprenditoriale, ha saputo mantenere vivo il suo passato e c’è grande cura, a livello amministrativo, per il recupero e la valorizzazione della propria storia. 

Vivida la natura che caratterizza il paesaggio, per certi tratti ancora integra. Ben presente la ruralità, che si esalta con segni di architettura contadina. E di grande spessore artistico l’edilizia civile e religiosa che punteggia il paese. Ma certamente l’opera d’arte più importante e significativa di Almenno San Bartolomeo e, in senso assoluto, dell’arte romanica nella Bergamasca, è il tempio a pianta circolare di San Tommaso in Lemine, da tutti conosciuto come San Tomè, posto in una località chiamata “Agro”, in prossimità della confluenza del torrente Tornago con il fiume Brembo. Nonostante le ricerche storiche condotte negli nni ‘80, le origini di questo tempietto religioso sono ancora oggi avvolte nel mistero.

                                     

L’edificio, a pianta circolare, uno dei pochi rimasti nel Nord Italia, secondo studi recenti risalirebbe a un periodo datato fra gli anni 1130 e 1150, e sarebbe stato costruito sulle fondazioni di un preesistente edificio altomedievale. Gli scavi archeologici condotti nel 1984, nel 1988 e nel 2000 hanno individuato numerose sepolture all’esterno del tempio, risalenti ad un periodo compreso tra i secoli IX e XIV. Durante gli scavi sono emerse tracce di una fondazione di grosso spessore che correva concentrica al tempietto, forse si tratta dei resti di un piccolo protiro. Il complesso di San Tomé, dopo il 1407, si trasformò in un cascinale, nel quale soggiornarono fino a tempi recentissimi i contadini del Beneficio Parrocchiale di Almenno San Salvatore. 

Il monumento è costituito da tre cilindri sovrapposti, nei quali ad est si innesta il presbiterio con l’abside, posteriori alla rotonda di qualche decennio. La muratura è in pietra squadrata, segnata da esili semicolonne e lesene. Archetti pensili contornano i primi due cilindri, al di sotto della copertura.

La struttura presenta sottili monofore che creano suggestivi fasci di luce all’interno. L’abside appare costruttivamente più evoluto, sia per la disposizione degli archetti pensili ad incrocio, sia per la presenza di decorazioni in laterizio del sottogronda.

La parte interna risulta particolarmente suggestiva, in quanto chiusa da pareti circolari e da colonne, che al piano terra appaiono assai robuste e definiscono la galleria, mentre al piano superiore risultano estremamente esili. Splendida la decorazione scultorea dei capitelli delle otto colonne della galleria inferiore e del matroneo. 

 

foto fornite dal Comune di Almenno San Bartolomeo