Un successo la 31^ edizione della “Festa Bergamasca”, organizzata dal Comune di Botuverà, in collaborazione con il circolo dell’EBM di Botuverà, e svoltasi dal 5 al 7 settembre.

Una “tre giorni” di festa, che è partita con una sfilata culturale e si è conclusa con la tradizionale “Messa in Bergamasco”, il 7 settembre, intesa come forma di celebrazione della colonizzazione italiana del Comune, proveniente soprattutto dalla provincia bergamasca, a fine Ottocento. Ad essere esaltato è stato il dialetto bergamasco, portato da questi emigranti, che continua ad essere parlato in questa zona dello Stato di Santa Caterina, in Brasile. Un elemento distintivo, di identità linguistica e culturale bergamasca, fortemente coltivato dagli abitanti di Botuverà.
Ma andiamo con ordine. Partita venerdì 5 settembre, la Festa Bergamasca ha voluto far emergere la cultura portata dai primi immigrati in città 150 anni fa. L’evento ha avuto come epicentro la sala parrocchiale della chiesa principale, nel centro della città, con tante attrazioni culturali, spettacoli nazionali e cucina tipica. Da segnalare, nel pomeriggio di venerdì 5 settembre, come evento apripista della festa, un incontro speciale che ha unito le generazioni e ha segnato l’inizio delle celebrazioni del 31° Festival Bergamasco: il tradizionale Caffè per gli Anziani, che ha riunito circa 500 partecipanti, provenienti non solo da Botuverá, ma anche da Brusque.

Tra conversazioni, riunioni e tanto intrattenimento, il pomeriggio è stato animato da un gruppo musicale, i “Balanejo”, che ha ulteriormente elevato l’atmosfera di festa. La pista da ballo ha preso vita, creando momenti di gioia e relax che hanno poi tradotto lo spirito di unione, caratteristico della comunità. Più che un semplice caffè, l’evento si è consolidato come uno spazio di valorizzazione degli anziani, celebrando la cultura e le tradizioni ereditate dai discendenti di Bergamo. L’incontro, quindi, ha anche rafforzato il ruolo degli anziani come protagonisti nella conservazione della memoria collettiva della regione.
Venerdì sera si è tenuta la cerimonia ufficiale dell’inizio della festa, con la presenza di diverse autorità, tra cui il senatore Esperidião Amin, i segretari di Stato Jerry Comper e Carlos Chiodini, il deputato di Stato José Milton Scheffer, il sindaco ad interim di Brusque, Deco Batisti, il sindaco di Guabiruba, Valmir Zirke, nonché i consiglieri di Botuverá, Brusque e Guabiruba, segretari comunali e rappresentanti dei Comuni limitrofi, come Ascurra, Gaspar e Blumenau.

Il Cavaliere della Repubblica Italiana e consigliere del Comitato degli Italiani all’Estero (Comitati) per il Paraná e Santa Catarina, Márcio Fumagalli ha sottolineato l’importanza di Botuverá per la conservazione della cultura italiana nel sud del Brasile. “Tutta la comunità italiana di Santa Catarina è alla ricerca di un Porto Franco, che è stato il primo nome di Botuverá, che accogliesse questo popolo prospero, coraggioso e combattente. Quest’anno festeggiamo i 150 anni della grande immigrazione italiana e dobbiamo tutti farci i complimenti”
La senatrice Esperidião Amin ha elogiato l’organizzazione e ha elogiato l’apprezzamento della cultura di Bergamo. “Questo festival è una celebrazione della determinazione, della capacità di lavoro e dello spirito comunitario della gente di questa regione”.
Dopo l’apertura ufficiale dell’evento, il gruppo di danza folcloristica per bambini “Mirim e Infanto Juvenilia” ha brillato sul palcoscenico culturale. In totale si sono presentati 35 bambini e adolescenti, di età compresa tra i 5 e i 15 anni. Milana Zanon, insegnante di danza, è responsabile delle coreografie della festa. L’evento è proseguito con l’esibizione di tre gruppi: Dazaranha, Grupo Sem Abuso e dj Piero.

Ed eccoci a sabato 6 settembre con il centro di Botuverá che è stato il palcoscenico di una vivace parata, un’iniziativa che ha riunito una folla attorno a due punti di riferimento storici, l’Indipendenza del Brasile e le tradizioni italiane, cioè storia del Paese e identità culturale della città, in un ambiente segnato da emozione, colori e orgoglio comunitario. Nemmeno il cielo coperto e la pioggerellina occasionale hanno impedito alla comunità di onorare la solennità, occupando i marciapiedi con ombrelli e applausi.
Il corteo si è impadronito della via principale. Diversi gruppi hanno dato vita alla storia locale attraverso rievocazioni storiche sull’arrivo dei colonizzatori italiani, ritraendo elementi come l’agricoltura, la produzione di formaggi e la polenta. Accanto a queste rappresentazioni, i simboli di Santa Catarina e del patriottismo brasiliano hanno rafforzato la proposta di mescolare tradizione e civiltà nello stesso spettacolo.
Il podio d’onore ha poi riunito le autorità locali e gli ospiti dei Comuni limitrofi. Su tutti il Sindaco Victor José Wietcowsky e il Vicesindaco Kaioran Paloschi Paulini, che hanno accompagnato il corteo insieme ai rappresentanti della Polizia Militare. Oltre a loro, erano presenti anche i leader dei Comuni di Brusque e Guabiruba, a rafforzare la solennità della cerimonia.

Anche di fronte all’instabilità del tempo, la sfilata è proseguita senza interruzioni, riflettendo la resilienza di una comunità che valorizza le proprie radici e coltiva il rispetto delle date civiche. Intere famiglie sparse sui marciapiedi, componendo un pubblico che ha dato particolare luminosità alla mattinata di omaggi. La parata del sabato si è consolidata come un incontro tra passato e presente. Tra il giallo-verde delle bandiere e i costumi italiani carichi di storia, Botuverá ha celebrato sia la memoria dei suoi antenati che l’indipendenza del paese. Uno spettacolo, dunque, che voluto esaltare la diversità delle espressioni culturali e l’unione di un popolo attorno alla propria identità.
Anche di fronte all’instabilità del tempo, la sfilata è proseguita senza interruzioni, riflettendo la resilienza di una comunità che valorizza le proprie radici e coltiva il rispetto delle date civiche. Intere famiglie sparse sui marciapiedi, componendo un pubblico che ha dato particolare luminosità alla mattinata di omaggi. La parata del sabato si è consolidata come un incontro tra passato e presente. Tra il giallo-verde delle bandiere e i costumi italiani carichi di storia, Botuverá ha celebrato sia la memoria dei suoi antenati che l’indipendenza del paese. Uno spettacolo, dunque, che voluto esaltare la diversità delle espressioni culturali e l’unione di un popolo attorno alla propria identità.

La Festa Bergamasca è continuata domenica 7 settembre con un programma che ha unito fede, tradizione e ricca cultura italiana. In questo spirito, la Parrocchia di San Giuseppe è stata il palcoscenico della Messa solenne in dialetto bergamasco, un’esclusiva mondiale che simboleggia il recupero del patrimonio degli immigrati provenienti dalla regione di Bergamo, in Italia. Presieduta da padre Nelson Tachini, la celebrazione si è svolta interamente nella “lingua di partenza” (il bergamasco) – dalle letture al Vangelo – e seguita con attenzione dai fedeli e dagli ospiti.
All’evento liturgico, momento simbolico della festa, hanno partecipato l’imprenditore Luciano Hang, il sindaco Victor José Wietcowsky e il vicesindaco Kaioran Paloschi Paulini.

La Messa, a sua volta, ha aperto il programma della domenica con un evento di caratura nazionale, spettacolo del duo João Bosco e Vinícius.
“La Messa in dialetto bergamasco è il punto più alto della festa – ha affermato Fabio Maestri Bagio, referente del circolo dell’EBM di Botuverà – Crediamo che Botuverà sia l’unica città fuori dall’Italia che celebra la Messa in dialetto. E’ un orgoglio per noi. La “Festa Bergamasca” è organizzata giustamente per questo, salvare e mantenere la nostra cultura bergamasca”. Ad animare la Messa c’era, come sempre, il Coral “Giuseppe Verdi”, famoso in tutta la regione per proporre canzoni in dialetto bergamasco.

La “Festa Bergamasca” è nata nel 1992 con l’obiettivo di mantenere viva la tradizione italo-bergamasca, in particolare le feste, gli usi e i costumi, il dialetto, le canzoni e le danze, e anche i cibi tipici introdotti dagli immigrati. La “Festa Bergamasca” è un segno di ringraziamento verso i fondatori della città, provenienti quasi tutti dalla provincia di Bergamo e dal cremasco, intorno al 1876. Un momento di festa, per tramandare la storia e la cultura dei primi colonizzatori di questa terra, proponendo, oltre alla “Messa in Bergamasco”, anche una ricca tavola con piatti tipici, musica dal vivo e tanta allegria.
E proprio la gastronomia tipica italiana è stata la grande attrazione della festa. Fra i tanti piatti proposti, la polenta, simbolo di Botuverà.
Si ringrazia:
Testi di Ciro Groh del giornale “O Municipio” di Brusque (Santa Caterina)
Foto di Ciro Groh e Bruno Da Silva


