NUOVI REQUISITI D’INGRESSO PER LA GRAN BRETAGNA

Dal 25 febbraio scorso, coloro che intendono recarsi in Inghilterra per qualsiasi motivo, anche per soggiorni di breve durata, devono provvedere ad ottenere l’ETA (Eletronic Travel Authorisation- Autorizzazione Elettronica di viaggio). Quest’obbligo è stato istituito a partire dal 2 aprile 2025, ma fino al 25 febbraio 2026 i controlli sono stati marginali, trascurando le verifiche. Ora è impossibile recarsi nel Regno Unito senza l’ETA. Le compagnie aeree sono tenute a verificare il possesso di questo documento prima della partenza, e non fanno imbarcare i viaggiatori sprovvisti. L’Autorizzazione ETA deve essere presentata da tutti i cittadini europei, irlandesi esclusi, ma anche da Usa, Canada… (85 nazionalità). L’autorizzazione si chiede online tramite l’app “UK ETA”, oppure sul sito www.gov.UK/ETA; ha un costo di 20 sterline (la tariffa vale dall’8 aprile 2026) e si paga esclusivamente online durante la procedura. La risposta è quasi immediata, il tempo di fare alcune verifiche, ma l’Ambasciata inglese in Italia sollecita di presentare la richiesta ETA almeno tre giorni (lavorativi) prima della partenza. L’ETA ha validità massima di due anni, oppure fino alla scadenza del passaporto; consente di entrare più volte nel Paese durante questi due anni, ma con soggiorni della durata massimo di sei mesi. Si ribadisce che, a seguito della Brexit, non è più valida la carta d’identità, anche se elettronica; per recarsi in Gran Bretagna (Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda del Nord) è necessario il passaporto con validità di almeno 6 mesi e autorizzazione ETA, anche per soggiorni brevi di pochi giorni. È richiesta anche a tutti gli studenti.

Il visto per l’Inghilterra: a chi serve?

Il visto per l’Inghilterra è necessario per i cittadini UE maggiorenni che desiderano studiare in Gran Bretagna per un periodo superiore ai sei mesi e per i ragazzi tra i 4 e i 17 anni che vogliono frequentare un periodo di studi in UK.

Esistono tre tipologie di visto di studio in Gran Bretagna:

Short-term study visa per i percorsi fino a 11 mesi;

Student visa per chi frequenta un percorso avanzato;

Child Student visa per studenti tra i 4 e i 17 anni che si trasferiscono in UK per studiare in una scuola indipendente.

Sul portale ufficiale del Governo britannico si trova una sezione dedicata: “Study in the UK”

Come fare domanda per il visto?

La richiesta delle tre tipologie di visto può essere effettuata online tramite il sito ufficiale del Governo britannico

Short-term study visa: per corsi fino a 11 mesi

Lo Short-term study visa è indicato per chi segue un corso in una scuola privata britannica della durata compresa tra i 6 e 11 mesi. La richiesta si fa online prima della partenza e ha un costo di 200 sterline, a cui è necessario aggiungere 470 sterline per la copertura sanitaria, che consente di accedere ai servizi dell’NHS (Servizio Nazionale Sanitario). Questo tipo di visto non si può estendere oltre gli 11 mesi, non consente l’accesso di familiari e parenti e non permette di lavorare durante il corso.

Student visa: per studiare stabilmente in UK

Lo Student Visa è il visto per studio vero e proprio ed è indicato per chi ha 16 anni o più e intende frequentare stabilmente una scuola in Gran Bretagna.

I requisiti per ottenere questo visto sono:

Essere stato ammesso ad un corso di studi;

Dimostrare di avere risorse economiche sufficienti per mantenersi e pagare il percorso di studi;

Saper parlare, scrivere, leggere e comprendere la lingua inglese;

Avere il consenso scritto da parte dei genitori, se minorenne;

La domanda per ottenere questo visto va presentata circa 6 mesi prima dell’inizio del corso e la durata dipende dal percorso di studi scelto. A differenza degli altri tipi di visto per studenti, lo Student Visa può essere esteso da due a cinque anni. Lo Student visa costa 490 sterline, a cui è necessario aggiungere l’integrazione sanitaria, la cui quota varia in base al periodo di permanenza.

Child Student Visa: il visto per i minori

Il Child Student Visa è indicato per bambini e ragazzi tra i 4 e i 17 anni che desiderano frequentare una scuola nel Regno Unito.

Come nel caso dello Student Visa (B), per ottenere il Child Student Visa è necessario dimostrare di possedere alcuni requisiti:

Avere un’offerta per un corso in una scuola

Dimostrare di poter pagare il corso, vitto e alloggio nel Regno Unito;

Provare che i genitori acconsentono al percorso di studi

La durata del visto corrisponde a quella del corso che si intende frequentare e permette di entrare nel Paese fino a 30 giorni prima dell’inizio. Il costo del visto è di circa 363 sterline. Anche per il Child Student Visa è prevista la sovrattassa per la copertura sanitaria, calcolata sulla base del periodo di studi coperto dal visto

Considerando la Brexit, in vigore dal 31/1/2020, ma soprattutto dal 25 febbraio 2026 con l’obbligo di permessi vari richiesti per recarsi nel Regno Unito (ETA o diversi tipi di Visa), con questa burocrazia e con costi non indifferenti per soggiorni non brevi, sono ragionevolmente diminuiti gli espatri verso la Gran Bretagna. Stiamo constatando che, per vari motivi di lavoro, si dirigono maggiormente in Germania e Svizzera. Per motivi di studio della lingua inglese non è ancora possibile stabilire ove andranno gli studenti, considerando che anche gli Usa richiedono un permesso (ESTA statunitense) con costi e burocrazia, per non parlare dell’Australia. Il Canada chiede anch’esso l’ETA e relative tasse. Malta, per ora, agli europei non chiede Visa o costi d’ingresso, ma vivere a Malta come studente costa molto. È quindi presto per individuare le eventuali nuove mete

Lavorare nel Regno Unito

Per lavorare nel Regno Unito come cittadino italiano o europeo, è necessario possedere il visto lavorativo “Skilled Worker Via”, la conoscenza della lingua inglese (livello B1/B2) e il superamento di una “graduatoria” a punti (Points-Based System). Prima di richiedere il visto è necessario avere un datore di lavoro britannico per ottenere il certificato Sponsorship (Sponsor-Cos). Con questo primo documento, mediante il codice assegnato, è possibile ottenere il visto entro tre mesi. Questo è possibile anche attraverso l’applicazione “UK Immigration: ID Check”. Il costo del visto è elevato: da 719 a 1500 sterline, più 624 sterline annue per “healtcare surcharge”, oltre ad altre tasse sanitarie che possono superare le 1035 sterline annue. E’ necessario, inoltre, dimostrare di possedere un minimo di risparmi.

Considerata la complicata burocrazia, si consiglia di visionare i siti preposti: gov.uk (find a job); IndeedUK; Reed.co.UK.

Considerate le complessità burocratiche e i costi non indifferenti necessari per ottenere l’autorizzazione a lavorare in Gran Bretagna, i potenziali studenti interessati a perfezionare la lingua inglese tendono a esitare, riducendo spesso il periodo di permanenza a sei mesi oppure valutando mete alternative, altrettanto valide per lo studio, ma con minori costi e minori adempimenti burocratici.

Per quanto riguarda i lavoratori, si registrano già spostamenti verso altri Paesi europei, in particolare verso la Germania. Vi sono richieste soprattutto nei settori della sanità (infermieri e medici), della logistica, della ristorazione e dell’ingegneria. La Germania, a partire dal 1° gennaio 2026, ha introdotto una nuova normativa per i lavoratori extra UE, volta a rafforzare diritti e doveri, con particolare riferimento ai datori di lavoro (AufenthG).

Un’altra destinazione rilevante è la Svizzera, dove risultano richieste di figure nei settori della sanità, dell’ingegneria, del farmaceutico, dell’informatica specializzata e tra le maestranze (muratori, falegnami, idraulici, elettricisti). Si segnala che, dal 20 gennaio 2026, con la Legge n. 217/2025, è entrato in vigore un nuovo protocollo Italia–Svizzera relativo ai lavoratori frontalieri indipendenti (con residenza fiscale in un Comune italiano entro 20 km dal confine svizzero). Si richiama l’attenzione anche sugli aspetti fiscali per i non iscritti all’AIRE e sulla necessità di verificare attentamente le normative nazionali e cantonali svizzere.

Anche la Francia manifesta una significativa domanda di lavoratori, in particolare nei settori della ristorazione, della sanità e dell’edilizia. Le procedure risultano semplificate per i cittadini europei, mentre sono più complesse per gli extracomunitari. Per i cittadini dell’Unione Europea è generalmente richiesto l’apertura di un conto corrente bancario francese per l’accredito dello stipendio; per il resto, le procedure sono simili a quelle italiane.

La Spagna presenta opportunità soprattutto nel settore turistico. È sufficiente la carta d’identità e non sono previste particolari procedure burocratiche. Sono tuttavia richiesti il NIE (Número de Identidad de Extranjero), l’iscrizione alla Seguridad Social e l’Empadronamiento (residenza).

Si ricorda che coloro che si trasferiscono all’estero per un periodo superiore ai 12 mesi sono obbligati, entro 90 giorni, a iscriversi all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero). L’iscrizione può essere effettuata presso il Comune di origine oppure tramite il portale Fast.it (Farnesina Servizi Telematici per Italiani all’Estero). Tale iscrizione, obbligatoria e gratuita, consente di usufruire di diversi servizi, tra cui la possibilità di votare all’estero, ed evita l’applicazione di sanzioni amministrative comprese tra 200 e 1.000 euro per ogni anno di mancata iscrizione.

Dai nostri Circoli all’estero

Recentemente, i nostri referenti in Germania, Svizzera e Francia ci hanno contattato per segnalare la necessità di individuare potenziali lavoratori. Tuttavia, considerando che anche l’Italia necessita di manodopera, spesso proprio nelle stesse qualifiche richieste all’estero, si ritiene non opportuno promuovere o incentivare ulteriormente i flussi migratori. Si segnala inoltre la presenza, su diversi canali online (Internet, YouTube e altri), di numerose offerte di lavoro all’estero presentate come particolarmente vantaggiose e di facile accesso, ma che possono nascondere insidie o vere e proprie truffe organizzate. È pertanto indispensabile verificare attentamente l’attendibilità di tali proposte, prestando particolare attenzione ai casi in cui venga richiesto un pagamento anticipato a fronte di promesse di guadagno futuro. Nonostante ciò, nel 2025 si è registrato un aumento dell’emigrazione, con un totale di circa 6,5 milioni di italiani iscritti all’AIRE di cui 690 mila lombardi (77.322 bergamaschi).

Nel 2025 espatri consistenti

Nel 2025 si sono registrati espatri consistenti e la meta preferita è risultata essere la Germania. È errato pensare che, dopo il Covid-19 o alla luce delle numerose opportunità lavorative presenti in diversi settori (con una disoccupazione ai minimi storici), l’emigrazione sia diminuita o ridimensionata. Al contrario, il fenomeno continua: ha cambiato forma, ma il punto cruciale resta lo stesso, ovvero l’espatrio.

Si rileva infatti un’emigrazione significativa, con numeri rilevanti, come risposta a carenze strutturali, organizzative e reddituali del contesto lavorativo italiano. Se decenni fa, l’emigrazione era dovuta principalmente alla mancanza di lavoro, oggi la situazione è diversa: le opportunità esistono, ma spesso risultano poco soddisfacenti e non adeguatamente valorizzate da un insieme di fattori, tra cui:

. scarse garanzie sul lavoro proposto

. insufficiente riconoscimento dei meriti

. limitate opportunità di crescita

. carenza di servizi e tutele per i lavoratori

. redditi inadeguati

Di fronte a questa mancanza di incentivi, molti iniziano a guardare all’estero, dove le opportunità lavorative appaiono più allettanti. Tuttavia, questa scelta comporta anche difficoltà di inserimento nel tessuto sociale straniero, una latente xenofobia, nostalgia di casa e vari disagi o rinunce.

È anche vero che oggi la decisione di trasferirsi è facilitata dalle maggiori possibilità di spostamento (treni ad alta velocità, aeroporti diffusi) e dalle tecnologie digitali, che permettono di mantenere i contatti con il proprio Paese e evitare la nostalgia di casa attraverso smartphone, tablet e computer.

Questo fenomeno non riguarda soltanto i cosiddetti “cervelli in fuga”. L’Europa rappresenta la principale destinazione degli italiani: negli ultimi vent’anni, infatti, il 76% degli emigranti si è trasferito nel continente europeo. Le mete più ambite sono state, nell’ordine: Gran Bretagna, Germania, Svizzera, Francia e Spagna.

La Lombardia detiene il triste primato come prima regione per numero di espatri, seguita dal Nord-Est italiano. Considerando che la popolazione residente in Italia è di circa 59 milioni di persone, di cui 5,5 milioni stranieri (e quindi 53,5 milioni italiani), e che gli iscritti all’AIRE sono circa 6,5 milioni, si può stimare che oltre il 12% degli italiani viva all’estero.

Il Presidente dell’Ente dei Bergamaschi nel Mondo

Carlo Personeni