Abbiamo ricevuto notizia della prematura e improvvisa scomparsa di Antonio Carminati, 64 anni (è nato il 23 dicembre 1961), co-fondatore e direttore del Centro Studi Valle Imagna, in Sant’Omobono Terme. L’EBM ne è profondamente scosso e addolorato. La sua scomparsa lascia un vuoto immenso in tutta la famiglia dell’EBM: presidente Carlo Personeni, presidente onorario Santo Locatelli, Consiglio Direttivo, circoli, delegazioni e corrispondenti sparsi per il mondo. L’EBM lo ha conosciuto e affiancato nella sua opera di scrittore, studioso di storia e tradizioni popolari, ma soprattutto ricercatore della storia dell’emigrazione bergamasca. Così, partecipa con sincero cordoglio al lutto dei familiari.

Scrittore, appassionato di storia e cultura, custode dell’antica ruralità della Valle Imagna e divulgatore dell’anima profonda della valle, Antonio Carminati è stato uno studioso attento e preparato, ricercatore in mezzo alla sua gente che tanto amava raccontare, sempre con uno sguardo rivolto al futuro. I suoi libri, infatti, risultato di anni di ricerche e studi sul campo sono un testamento per le future generazioni. Perché, come amava dire, “la tradizione è la salvaguardia del fuoco e non l’adorazione della cenere”. Cioè, credeva nel retaggio storico e nell’identità della montagna, nell’insieme di tradizioni, valori, culture, beni materiali e immateriali tramandati dalle generazioni passate, capace di forgiare l’identità attuale di individui e comunità, ma anche di generare un’innovazione virtuosa declinata in attività economiche e posti di lavoro.
Uomo di montagna, dunque, sempre vicino alla sua gente e al suo territorio, che ha saputo custodire, promuovere e valorizzare le radici della sua Valle Imagna, raccontandone l’anima, giorno dopo giorno, con il suo lavoro.

In sintesi, Antonio Carminati è stato, ed è ancora con i suoi tanti scritti che raccolgono la sua eredità, il genius loci (lo “spirito del luogo”) della Valle Imagna; l’anima della Valle Imagna, di questa valle bergamasca incuneata tra la Valle Brembana e la provincia lecchese e distesa ai piedi del Resegone.
Con il “suo” Centro Studi Valle Imagna, ha saputo studiare, salvaguardare ed esaltare la storia, le tradizioni, le memorie, la cultura, l’economia e le relazioni di questo territorio. In modo così appassionato che è diventato la forza vitale di quel territorio e di chi lo abita. Una presenza non solo di voce, portamento o organizzazione di attività ed eventi, ma di spirito, che ha saputo evocare l’essenza di quei luoghi, descrivendone l’atmosfera che emanano, frutto di secoli di storia, cultura e paesaggi.
La sua è stata una necessità fondante e identitaria: restituire valore a una storia e a luoghi per troppo tempo dimenticati.
Nato in contrada Canito, fra la gente di “San Simù”, oggi Corna Imagna, Antonio Carminati ha vissuto qui i primi sette anni della sua vita. Forte la presenza di nonno Luigi Carminati, “ol tata”, il patriarca, e di nonna Elvira Manzinali; ma anche delle zie e degli zii. Una comunità famigliare riunita sotto lo stesso tetto. Di questo mondo si ha traccia in tantissimi suoi libri, ma uno soprattutto, anche per il suo forte sentore autobiografico, rappresenta bene Antonio Carminati. E’ il libro “Genti, contrade e soprannomi di Valle Imagna”, pubblicato nel 2024, ultimo atto di una quadrilogia di storia locale avviata alla fine degli anni ‘90 insieme al prof. Vittorio Maconi e al prof. Costantino Locatelli, e dedicata alla gente di Corna Imagna. Una raccolta di usanze, usi e costumi, detti e proverbi, aneddoti legati mondo contadino: un atto d’amore verso un mondo ormai andato, perso nella memoria, ma che ha forgiato un sistema di valoria cui si fa ancora riferimento. Con una curiosità: l’autore della ricerca, Antonio Carminati, è al tempo stesso oggetto e soggetto di studio.

Il libro, quindi, è anche un’autobiografia, narrata come una sintesi del modo di vivere e di pensare di una piccola comunità di montagna, attraverso informazioni, spesso fornite dalla stessa nonna Elvira, ricche di semplicità e umiltà, quindi davvero autentiche. Un intreccio di esperienze personali e comunitarie fondate sulle certezze proprie del mondo contadino: la famiglia, il lavoro, la fede.
Ne esce un diario etnografico, dove l’autore fruga nel suo passato, cattura il lettore e lo porta nel suo villaggio, soffermandosi di volta in volta davanti a una casa, una strada, una chiesetta, una santella, e offre luoghi, volti, parole del passato.
Il suo grande spirito di ricercatore di storie passate lo ha portato al traguardo della fondazione del Centro Studi Valle Imagna (così chiamato per la sua provenienza), ufficialmente costituito per atto notarile il 31 gennaio 1997, ma che in verità ha mosso i suoi primi passi sin dal 1991. La sua ragione sociale esatta è “Centro Studi di Cultura, Economia e Amministrazione della Montagna”. Sin dall’inizio, infatti, non si è voluto fondare un cenacolo letterario, oppure dar vita a un gruppo elitario dove si praticano pur piacevoli esercizi di ricerca e scrittura fine a sé stessi. L’obiettivo è stato invece quello di creare le condizioni per far dialogare gli elementi culturali con quelli economici e di governo del territorio: una cultura dunque che, nella sua accezione di laboratorio di pensiero e spazio di incontro tra le persone, si confronta costantemente con le istituzioni locali e le imprese, così da riscoprire e valorizzare gli elementi dell’identità e migliorare le condizioni di vivibilità di contrade e paesi.

Merito di un gruppo di appassionati della Valle Imagna, una trentina di persone di ogni estrazione sociale, consapevoli delle sue ricchezze culturali e storiche, che erano a rischio di scomparsa. Colpa della cementificazione edilizia che negli anni ’70 e ’80 aveva profondamente colpito le valli bergamasche: un’infinità di seconde e terze case, lasciando però abbandonati edifici rurali, case di campagna tradizionali, antiche abitazioni, stalle, borghi e mulattiere. L’obiettivo iniziale del centro era sensibilizzare la popolazione sull’importanza di conservare il patrimonio edilizio rurale e promuovere un modello di sviluppo che rispettasse la storia e l’identità del territorio. E così è stato, fin da subito, con Antonio Carminati come paladino e uno stuolo di autorevoli personaggi: il prof. Mons. Vittorio Maconi, socio fondatore e primo presidente del Centro Studi Valle Imagna, il prof. Costantino Locatelli, il prof. Alessandro Ubertazzi, che ha dato, l’arch. Cesare Rota Nodari.
Da subito alcuni libri: “Gente e Terra d’Imagna”, risultato del convegno che si tenne nel 1993 in Comunità Montagna, quando venne approvato il “Manifesto ideologico e operativo” del Centro Studi Valle Imagna; e “Castignì e Sansimù”, scritto con l’amico Costantino Locatelli, che descrive il viaggio di due osservatori tra le contrade storiche di Corna Imagna alla scoperta di notizie sulla vita di ieri e di oggi delle famiglie, per riportare alla luce storie nascoste o luoghi dimenticati. Da questi primi due volumi è scaturita una fornitissima “biblioteca” di altri duecento volumi, intesi nel complesso come ricerca etnografica.

E proprio nel settore divulgativo del CSVI Antonio Carminati ci ha messo anima e corpo, occupando gran parte del suo tempo. Saggi, racconti, ricerche, studi, raccolta di testimonianze, ma anche convegni, conferenze, mostre, escursioni sul territorio, visite nelle scuole, di tutto e di più. Un vero creatore di storie, un cantore della storia della Valle Imagna, esaltando le espressioni di vita e di lavoro del popolo valdimagnino. Per lui raccontare, custodire e promuovere la storia della “sua” valle era una vera e propria missione.
Tante le collaborazione di Antonio Carminati con l’Ente Bergamaschi nel Mondo, quali stimoli e richiami per la realizzazione dei suoi libri e per conto del Centro Studi Valle Imagna, che avevano per tema l’emigrazione bergamasca, non solo valdimagnina, ma coinvolgente tutti i territori della Bergamasca: “Genti, contrade e soprannomi di Valel Imagna”, “Storie di emigranti: percorsi e caratteri dell’emigrazione valdimagnina, la Vallee de Joux (Svizzera)”, “Carbonai e boscaioli”, “Cìncali”, “Mia cara Piera” (Canada), “Nel ferro e nel carbone” (Belgio), “Little Italy” (Canada), “Gringos” (Argentina), “Simulando contentezza di andare in America”, “Emigranti nel cuore” (Sergio Beretta e Centro Studi Valle Imagna), “A catàr la cucagna”( Brasile). E anche libri sui missionari cattolici, così vicini agli emigranti bergamaschi, come “Preti tra i migranti”.
Da non dimenticare che Antonio Carminati è stato anche sindaco di Corna Imagna dal 2009 al 2014, e anche un alpino. Ma, per quello che ci riguarda, grande amico dei bergamaschi in emigrazione. Del resto, dire Valle Imagna vuol dire emigrazione. Per far sopravvivere le famiglie, gli uomini della Valle Imagna, come in quasi tutta la Bergamasca, emigravano da tempo immemore dove c’era lavoro. Per i boscaioli valdimagnini, come suo padre e i suoi zii, le mete più naturali erano la Francia e la Svizzera. Era un’emigrazione soltanto legata al lavoro, senza la voglia di integrarsi nel Paese di destinazione. Ogni anno all’inizio dell’inverno gli uomini tornavano alle loro case per poi ripartire in primavera.

Forte l’impegno di Antonio Carminati sul tema dell’emigrazione, anche qui per valorizzare i “segni” dell’anima valdimagnina, la casa di famiglia, la famiglia stessa, il santuario, la santella, i sentieri, tutti ricordi da trattenere per gli emigranti: tanta nostalgia, senso di appartenenza alla terra nativa.
Tutto questo si trova nell’Atlante dell’emigrazione bergamasca, realizzato dal Centro studi Valle Imagna e il Centro Storico-Culturale Valle Brembana, nell’anno delle Radici Italiane nel mondo (2024), per mettere a frutto e divulgare un ricco patrimonio di conoscenze e testimonianze di emigranti bergamaschi in Europa e nel mondo. Le testimonianze e i documenti acquisiti sono stati suddivisi in relazione ai territori di destinazione dei flussi migratori: regioni interne all’Italia (marker verdi), regioni europee (marker azzurri) e regioni extraeuropee (marker rossi). Da segnalare che questo Atlante è stato presentato il 21 settembre 2024, in Città Alta, presso l’auditorium del Seminario vescovile, durante il 1° “Raduno dei Bergamaschi nel Mondo”, organizzato dall’EBM; e il 19 ottobre, ad Ardesio, presso il cineteatro, durante il convegno “Valli Bergamasche, andata e ritorno”.

Chiari gli obiettivi: rendere consultabile e fruibile al pubblico un importante centro informativo di documenti dell’esperienza migratoria bergamasca, ma non solo; favorire la creazione di relazioni tra i soggetti migranti e i loro discendenti, anche in relazione alla costruzione di processi di riscoperta dei villaggi di origine; sostenere un processo di riscoperta e valorizzazione dell’identità lombarda; promuovere l’incontro intergenerazionale, mettendo in relazione il sapere popolare degli anziani con le nuove generazioni; consentire agli emigranti di ricostruire la propria storia familiare.
L’Ente Bergamaschi nel Mondo partecipa sentitamente al lutto della famiglia e del Centro Studi Valle Imagna. E’ vicino alla moglie Mirella, ai figli Francesco, Federico e Laura, e a mamma Piera. Siamo certi che dialogherà anche con Dio, immerso in altre ricerche.


